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L’Euro Digitale prende forma: il via al progetto pilota e la visione di TAS per supportare le banche

Il percorso verso l’Euro Digitale è ufficialmente entrato in una fase decisiva, segnando un punto di svolta per l’intero ecosistema finanziario europeo. Il 9 luglio 2026, il Parlamento Europeo ha approvato l’avvio dei colloqui con il Consiglio dell’Unione Europea sulla proposta di regolamento per creare questa nuova moneta elettronica emessa dalla BCE.

Pochi giorni dopo, il 14 luglio, la Banca Centrale Europea ha compiuto un ulteriore passo concreto, selezionando 36 Banche e Payment Service Provider (su oltre 50 candidature) per partecipare all’atteso progetto pilota che prenderà il via nella seconda metà del 2027 e avrà una durata di 12 mesi.

L’obiettivo principale di questa iniziativa è supportare attivamente i lavori preparatori in corso in vista di una possibile emissione ufficiale dell’euro digitale. Durante questa fase, una “versione Beta” della valuta sarà testata sul campo da migliaia di dipendenti della BCE e delle banche centrali nazionali, valutandone l’utilizzo per transazioni online, pagamenti fisici tramite POS nei negozi e trasferimenti peer-to-peer tra individui.

In questo scenario, che vede coinvolti anche grandi gruppi internazionali, il mercato italiano ha dimostrato grande reattività. Delle 36 realtà selezionate, ben otto sono italiane (Isybank, Monte dei Paschi di Siena, Nexi Payments, Numia, Poste Italiane, UniCredit, Satispay e Sella), a testimonianza di quanto il nostro sistema finanziario sia pronto a misurarsi attivamente e ad avanzare velocemente nell’innovazione dei pagamenti.

L’introduzione dell’Euro Digitale nasce per affiancare il contante e ridurre la dipendenza dell’Europa dai grandi circuiti digitali extra-Ue, rafforzando l’autonomia strategica del continente. Tuttavia, questa evoluzione porta con sé sfide e criticità significative per le banche ma al contempo grandi opportunità per il sistema pan-europeo.

Il primo nodo cruciale riguarda gli investimenti IT necessari per adeguare i sistemi o creare nuove infrastrutture dedicate ai servizi di pagamento della nuova valuta. Un secondo aspetto estremamente sensibile è legato alla gestione della liquidità. Poiché l’euro digitale potrà essere prelevato anche dai conti correnti tradizionali a cui è collegato il wallet del cittadino, gli istituti finanziari rischiano di vedere ridotte le proprie disponibilità sulla raccolta totale. Infine, altro elemento di correlazione importante con le iniziative legate all’euro digitale sarà il portafoglio di identità digitale, previsto con l’aggiornamento del Regolamento Europeo a eIDAS 2.0 ove l’UE ha introdotto l’EUDI Wallet (European Digital Identity Wallet) che ogni Stato membro dovrà rendere disponibile ai propri cittadini. Infatti, per aprire un “digital euro account”, presso un PSP selezionato dal cittadino, l’EUDI Wallet potrà fornire dati certificati ed attributi necessari per una fase di onboarding semplificato.  

In questo contesto di profonda trasformazione, TAS si posiziona come partner strategico e facilitatore tecnologico per tutto l’ecosistema finanziario. La nostra visione parte dalla premessa fondamentale che l’euro digitale non deve essere gestito come un silos isolato. I servizi di pagamento tradizionali andranno necessariamente a integrarsi con i nuovi servizi connessi agli asset digitali.

Per questo abbiamo progettato una piattaforma dedicata al Digital Asset Management, che va oltre l’euro digitale, che contempla un hyperwallet multi prodotto e multi digital asset e che integra nativamente anche stablecoin ed altri asset tokenizzati legati a progetti DLT dell’Eurosistema (come le iniziative Pontes e Appia) garantendo alle banche elevata flessibilità per deliverare i casi d’uso più aderenti alle proprie specifiche esigenze di business della propria clientela (Retail, Corporate, SMEs, etc).

A cura di TAS

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